Burkina Faso, un esempio contro gli sprechi della Revet
Imbattersi in cumuli di rifiuti, ammassati ai piedi dei cassonetti per la raccolta differenziata ormai stracolmi, è diventato quasi una consuetudine, con momenti in cui i sacchetti arrivano ad invadere le carreggiate stradali. Capita, così, di vedere persino gli operatori dell’igiene urbana intervenire raccogliendo quei sacchetti da terra, per depositarli nel cassonetto dei rifiuti indifferenziati. Eppure tutti quei sacchetti rappresentano non solo una ricchezza, ma anche lo sforzo di tutti coloro che per spirito civico e coscienza personale continuano a differenziare i propri rifiuti.
Circa tre anni fa, accogliemmo con entusiasmo la notizia che Revet Spa, l’azienda pubblica incaricata di provvedere alla raccolta differenziata di rifiuti riciclabili, aveva dato avvio ad una produzione di manufatti fabbricati con plastica riciclata, dando così un senso concreto all’impegno di tutti coloro che osservano le regole della raccolta differenziata.
Tale progetto fu realizzato grazie ad un contributo a fondo perduto di oltre 4 milioni di euro, che la Regione Toscana concesse a Revet Spa. Peccato che questo grande impegno economico sia servito solo a produrre pochi esempi di panchine e tavoli in plastica riciclata che abbiamo visto esporre in occasione di manifestazioni come Terrafutura o Festambiente, dove Revet Spa ha persino raccolto premi per l’impegno nell’innovazione. Di sicuro c’è che al di fuori di simili eventi, le panchine e i tavoli di Revet Spa non li abbiamo più visti ed in concreto quel tavolo e quella panchina sono costati a noi contribuenti quanto sculture del Canova, ma ancor più sconcertante è sapere che da oltre un anno Revet ha chiuso l’impianto deputato alla produzione tali manufatti, oltretutto senza darne una motivazione oggettiva.
E’ senza dubbio inquietante vedere come ingenti capitali pubblici siano spesi senza alcuna responsabilità da parte di chi è investito dell’autorità per amministrarli e che iniziative interessanti siano soppresse per incapacità gestionale, ma ancora più grottesco è scoprire che progetti analoghi riescono a funzionare in uno dei paesi più poveri del globo, basta visitare il sito dell’associazione non governativa senza fine di lucro Lvia, www.lvia.it, per vedere che a Ouagadougou, in Burkina Faso, è attivo un impianto che raccoglie, seleziona e ricicla plastica post-consumo chiudendo l’intero ciclo di filiera con la fabbricazione di prodotti finiti.
A questo punto, presa visione dei fatti, non ci resta che invitare i responsabili di Revet Spa a formare le proprie capacità sulle esperienze dei loro colleghi sud sahariani, molto meno pagati ma molto più efficienti.
Intanto la plastica continua ad ammassarsi ai piedi dei cassonetti stracolmi.
Associazione “EMPOLI PER TUTTI”
Meetup Amici di Beppe Grillo di Empoli










